Cornoletame

Intervista a Carlo Noro su Terra e Vita

I preparati biodinamici sostengono la vitalità dei terreni agricoli

Intervista a Carlo Noro su TERRA E VITA di Carlotta Iarrapino

Nell’agricoltura biodinamica la vigoria del suolo viene incrementata con l’utilizzo dei preparati biodinamici. Ne abbiamo parlato con Carlo Noro, agricoltore e formatore specializzato nella produzione dei preparati biodinamici. Nel preparato 500 ci sono 1.600 ceppi di batteri e 300 colonie di funghi

La contaminazione del suolo incide sulla qualità dell’agricoltura generando una perdita di produttività compresa tra il 15% e il 20%, stando a quello che riporta l’ultimo Rapporto Fao disponibile sulla Valutazione globale dell’inquinamento del suolo. L’inquinamento, poi, non conosce confini: i contaminanti sono diffusi in tutti gli ecosistemi terrestri. Per questo l’inquinamento del suolo è stato riconosciuto a livello internazionale come una grave minaccia che influisce sulla sua capacità di fornire servizi ecosistemici, compresa la produzione di cibo sicuro e sufficiente,compromettendo la sicurezza alimentare globale. Il benessere del suolo è al centro dell’operato degli agricoltori Biodinamici che utilizzano i preparati biodinamici per rendere vitale e fertile i loro terreni. Ne abbiamo parlato con Carlo Noro, uno dei massimi esponenti della biodinamica italiana che, con la sua azienda agricola di Labico in provincia di Roma, produce i preparati biodinamici che vengono acquistati da moltissimi agricoltori di tutta la penisola. Classe ’51, prima grafico, poi bancario è da 40 anni agricoltore biodinamico e formatore e, con l’Associazione per l’Agricoltura biodinamica sta predisponendo un piano di formazione per incrementare e migliorare l’impiego dei preparati biodinamici nelle aziende agricole.

Serve più pratica

La biodinamica, nonostante sia stata formulata 100 anni fa – nel 2024 sarà un secolo che Rudolf Steiner ha tenuto a Koberwitz il ciclo di conferenze sull’agricoltura biodinamica – rimane, ai più, sconosciuta. Come se lo spiega?

«Sicuramente dietro ci sono degli interessi economici, ma io credo che la colpa sia anche nostra, di noi biodinamici. Nei primi anni ‘90, quando ancora lavoravo in un istituto di credito, incontrai il biodinamico australiano Alex Podolinsky, un uomo pratico con una grandissima esperienza. Quando arrivò in Europa una delle prime cose che notò fu che i biodinamici tendevano a fare molta filosofia e poca pratica. L’antroposofia sta alla base della biodinamica ma se la teoria filosofica diventa preponderante il risultato è di allontanare gli agricoltori che invece hanno bisogno di risultati pratici e tecniche operative. Poi, se vorranno, visti gli ottimi risultai della pratica biodinamica, potranno avvicinarsi all’antroposofia grazie ad una scelta individuale».

Come nasce la sua esperienza nella biodinamica?

«Nei primi anni ‘80 dello scorso secolo sono stato uno dei fondatori della sezione Lazio dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica. Mio padre aveva un’azienda agricola e il richiamo della terra e l’amore per la natura sono stati in me sempre presenti. Attraverso la sezione ho conosciuto Podolinsky che ho seguito per alcuni anni nei suoi viaggi nelle aziende agricole biodinamiche italiane. Alla fine ho maturato la decisione di dimettermi dalla banca e nel 1997 ho fondato la Carlo Noro società agricola biodinamica. Sono un autodidatta, non sono agronomo, non sono biologo, mi sono formato come grafico, però ho studiato attentamente i testi di Steiner e ho sperimentato per 40 anni il metodo agricolo biodinamico. La mia azienda, certificata biologico e biodinamica (Demeter), ha prodotto per diversi anni ortaggi, frutta e prodotti trasformati ma ormai mi sono dedicato quasi esclusivamente alla produzione dei preparati biodinamici e di vino, in un terreno che abbiamo in Ciociaria. Quest’anno ho allestito 70mila corni di preparato 500 (cornoletame) per soddisfare la richiesta del solo mercato italiano».

Un’impressionante biodiversità

Ci può spiegare meglio cosa intende quando dice che ha sperimentato?

«Il terreno che avevo acquistato era stato trattato con prodotti chimici per oltre 15 anni ed era ricco di metalli pesanti. Io ho iniziato a produrre i miei preparati e a irrorare i campi con dosaggi anche superiori di quelli consigliati dai disciplinari Demeter. E ho osservato e riscontrato cambiamenti migliorativi. Qualche anno fa ho voluto fare una analisi del mio preparato 500 e del mio terreno presso il laboratorio di microbiologia di Padova. Nel 500 sono stati riscontrati 1.600 ceppi di batteri e 300 colonie di funghi. Una biodiversità impressionante che poi, con la dinamizzazione fatta a regola d’arte, aumenta pure. E nel mio terreno le analisi hanno dimostrato che la struttura umica e colloidale arriva a 1 metro e mezzo di profondità. Con una struttura del genere non ci sono problemi quando arrivano le bombe d’acqua».

Il 500 è quindi una sostanza preziosissima per l’agricoltura, è per questo che ha deciso di dedicarsi ai preparati biodinamici?

«Se il preparato funziona, funziona la biodinamica. Il preparato biodinamico 500, come dicevo, è una sostanza umica con attività dinamica grazie ai batteri che attivano dei processi microbiotici. Il 500 è quindi prebiotico e probiotico insieme e, perché sia così, deve essere prodotto esclusivamente con letame bovino biodinamico. Per produrre preparati è necessaria una specifica competenza. Possono essere realizzati direttamente dalle aziende agricole, ma si tratta comunque di un lavoro professionale. Non è solo riempire un corno e sotterrarlo, o essiccare e trasformare le erbe officinali per i preparati da cumulo, fondamentali per realizzare il compost biodinamico. Per questi ultimi, per esempio, bisogna sapere non solo cosa raccogliere ma anche quando e come raccogliere. C’è un rapporto di reazione batterica nei preparati che noi inoculiamo nei cumuli di letame che fa la differenza per avere un concime realmente efficace e di qualità. Ho quindi deciso di specializzarmi nei preparati biodinamici copiando il sistema australiano dove esiste una filiera in cui professionisti specializzati, i cosiddetti allestitori, si dedicano ai preparati che poi sono venduti alle aziende agricole. E in Australia la biodinamica è diffusa e ci sono anche corsi di laurea dedicati».

Un’associazione per la formazione

La formazione in biodinamica in Italia invece è poco diffusa, a parte i corsi organizzati dall’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica. Lei ha fondato una associazione per fare formazione agli agricoltori, ce ne può parlare?

«In collaborazione con l’Associazione Biodinamica abbiamo predisposto un piano di formazione professionale proprio per la diffusione dei preparati Biodinamici e per un loro uso corretto da parte delle aziende agricole. Insieme al biologo enologo Michele Lorenzetti, inoltre, ho fondato l’Associazione Culturale Professione Biodinamica, una scuola che si prefigge di insegnare la biodinamica agli agricoltori professionisti, e non solo. Il taglio che diamo ai nostri corsi è molto pratico. In genere partiamo proprio dalle domande che ci fanno i partecipanti che, se sono arrivati a noi, è perché hanno bisogno di risolvere i loro problemi agricoli. Teniamo corsi sulla viticoltura biodinamica professionale, sull’olivicoltura e sull’orticoltura biodinamica. Da 2013 ad oggi abbiamo formato più di 1300 persone ed erogato circa 1600 ore di formazione».

Perché una azienda agricola dovrebbe diventare biodinamica?

«Le terre agricole dell’intero pianeta sono inquinate e i danni hanno una crescita esponenziale. Dobbiamo chiederci dove andremo a finire se continuiamo ad agire in maniera irresponsabile, avvelenando suoli, aria e acqua. I preparati adeguatamente spruzzati nei campi sono in grado di rigenerare i terreni inquinati».

Rigenerazione del suolo

Quindi i biodinamici sarebbero come dei bonificatori?

«Si. I preparati servono per riportare la microbiologia nella geologia del terreno. Quando poi il terreno sarà carico di questa attività microbiologica e in equilibrio, non sarà più necessario utilizzarli. La biodinamica dice “rigeneriamo la terra per rigenerare tutta la natura”».

Un alto valore sociale, quindi…

«Certo, ma non solo. La biodinamica previene le malattie, non nasce per curarle. I patogeni o una virosi, quando c’è un terreno vitale e in equilibrio microbiologico, non si diffondono, rimangono come confinati. L’agricoltore biodinamico non deve curare i sintomi, ma deve indagare e osservare con attenzione tutte le manifestazioni che si presentano nei campi, o nelle serre, per capire quali cause hanno portato a quella malattia. Questo approccio ha dei risvolti anche economici, con la riduzione sia dei costi dovuti ai trattamenti sia di quelli, che non consideriamo mai, dovuti al contrasto degli effetti collaterali dei trattamenti stessi. Ed infine, come diceva il mio maestro Podolinsky, “la qualità vende sempre”. E le aziende biodinamiche hanno i risultati, producono qualità e commercializzano i propri prodotti di senza problemi».

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